Marotta lancia l’allarme: “Calcio italiano nel baratro, servono interventi”

Gennaio 26, 2022 Off Di Angelo Sorbello

Lancia un grido d’allarme Beppe Marotta intervistato dal quotidiano Sole 24 Ore. L’ad nerazzurro è preoccupato per le condizioni in cui versa il calcio italiano duramente colpito dalla pandemia. “È un sistema sull’orlo del baratro, che aveva certamente squilibri già prima del Covid, ma che non ha ricevuto praticamente nulla in questi due anni di pandemia. I margini di resistenza si sono assottigliati al minimo“, dichiara l’ad nerazzurro. “Premesso che la salute dei tifosi ci sta a cuore sopra ogni altra cosa. È indubbio che con mascherina ffp2, super green pass e la capienza ridotta al 50% gli impianti all’aperto siano spazi sicuri. Aver dovuto ridurre gli ingressi a 5mila spettatori è stata un’ulteriore dimostrazione di serietà e un ulteriore sacrificio per noi. Per questo negli ultimi provvedimenti del Governo come la legge la Bilancio e il decreto Ristori ci saremmo aspettati più considerazione”. Poi Marotta prosegue:“Sì, con le misure di contenimento che abbiamo già. Se la Francia si prepara a accogliere il 100% di supporter, come già in Inghilterra, che senso ha per noi restare inchiodati a cifre più basse?” A proposito di Francia, il Governo Macron ha concesso aiuti diretti e indiretti al calcio professionistico per un miliardo. Ed ha cancellato 200 milioni di Irpef. Noi facciamo fatica a farci riconoscere una dilazione per tasse e contributi superiore ai 4 mesi. Non trova che la politica adoperi troppo spesso con il calcio il registro del populismo? “Si pensa che il calcio sia ancora il mondo dei presidenti “ricchi- scemi” che buttano via soldi per diletto. Il nostro mondo fa fatica a farsi riconoscere per quello che è, però come si fa a ignorare il fatto che il calcio professionistico è un comparto industriale come gli altri? Che ha un giro d’affari pre- pandemia di quasi 4 miliardi e ne versa all’Erario ogni anno 1,2?”. Non sono state concesse neppure misure a costo zero come il ripristino delle sponsorizzazioni del betting, vietate dal Decreto Dignità nel 2019. “Infatti. Oltre 100 milioni di contratti volatilizzati. Mentre all’estero e in ambito Uefa giochiamo contro club sponsorizzati da società di quel settore che peraltro produce un giro di puntate da oltre 10 miliardi all’anno su eventi calcistici. Perchè non riconoscere a nostro favore una sorta di copyright e un fondo più cospicuo su questo volume d’affari?” Il calcio viene visto come il mondo dei privilegi e dei nababbi. Come si fa a supportarlo? Non c’è dubbio che si debba creare un modello più sostenibile, riducendo gli ingaggi. Calciatori e sindacati non possono celarsi dietro i contratti principeschi firmati in epoca pre-covid. Ma attenzione ai tagli eccessivi. Non possiamo permetterci di perdere competitività a vantaggio dei tornei stranieri. Sarebbe un circolo vizioso. Semmai dobbiamo far crescere i ricavi. Servono interventi per favorire l’edificazione di nuovi stadi, serve ripensare a un progetto di media company magari in partnership con i fondi, come ha fatto la Liga e stanno valutando altre Leghe, e nuovi format delle competizioni deciso dai club che sopportano il rischio d’impresa e non calati dall’alto da Fifa e Uefa”. Servirebbe insomma una politica per la Football Industry.“Esatto. Ma ora come ora mi accontenterei di un ministro dello Sport che concentri poteri e risorse e possa aiutarci con il dialogo a salvare il calcio e a riformarlo”.