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Editoriale

Mourinho – Roma è proprio finita: i numeri del portoghese in giallorosso

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José Mourinho già da diverse ore non è più ufficialmente l’allenatore della Roma. Il tecnico portoghese è stato esonerato dopo la sconfitta contro il Milan di domenica sera per 3-1. In classifica ora la Roma si trova in nona posizione a 29 punti, lontana dalla zona Champions. A meno cinque dal quarto posto.

Arrivato nel 2021 nella capitale, l’ex tecnico di Inter e Chelsea, con la Roma ha vinto una Conference League nel 2022. Poi nel 2023 ha perso la finale di Europa League.

Nonostante delle sessioni di mercato importanti con gli arrivi di Abraham, Dybala e Lukaku. La Roma non è mai riuscita a entrare nella lotta per i primi posti

La media punti di Mourinho alla Roma è stata di 1,614 in 96 partite di Serie A e lascia il club giallorosso dopo 138 partite, 68 vittorie, 30 pareggi e 40 sconfitte.

Angelo Sorbello

Angelo Sorbello nato a Genova l’11-09-1984. Ho scritto per il Secolo XIX e il Giornale e attualmente collaboro per i siti di Spazio wrestling, Mondo TV 24 e Worldofwrestling.it

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Serie A: È il giorno di Inter – Juventus

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Oggi è il giorno della partita più importante in Serie A ovvero Inter – Juventus. Questa è la sfida che può decidere il campionato, prima contro seconda. È il derby d’Italia, da sempre questa sfida è carica di significati, tra le due squadre c’è una grande e sentita rivalità.

In questi scontri è la Juventus che ha ottenuto più vittorie rispetto all’Inter. Infatti, nei 250 incontri disputati, i bianconeri hanno vinto 112 volte, i nerazzurri 76. I pareggi sono 62.

Sulle Reti realizzate, la Juventus 353 gol fatti e  307 per l’Inter.

Angelo Sorbello

Angelo Sorbello nato a Genova l’11-09-1984. Ho scritto per il Secolo XIX e il Giornale e attualmente collaboro per i siti di Spazio wrestling, Mondo TV 24 e Worldofwrestling.it

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Editoriale

De Rossi ritorna all’Olimpico, è la vittoria dei romantici

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Immaginate questa situazione: voi su una sedia, magari a dondolo, magari davanti ad un camino, magari con i capelli bianchi, con vostro nipote sulle ginocchia. Questo momento deve essere necessariamente dedicato al racconto di una bella storia del passato. Una bella storia che ha un significato, un racconto di cui si è stati testimoni da quando è nato a quando è finito. Come ad esempio la storia di Daniele De Rossi e la Roma, perché questa non è definibile in altro modo se non come una bella storia.

Al di là del giudizio sull’esonero di Mourinho, andando oltre i dubbi sulla poca esperienza da allenatore di De Rossi e tralasciando anche le opinioni sul comportamento dei Friedkin e sul perché della loro scelta, l’ex capitano giallorosso è il simbolo della vittoria di tutti i romantici e lo è per almeno tre motivi.

Il primo aspetto è quello legato al ciclo calcistico di DDR16. Infatti Danielino, nato in una famiglia romanista e di conseguenza tifoso romanista da sempre, inizia dai pulcini della Roma, fa tutta la trafila del settore giovanile, la primavera ed arriva finalmente in prima squadra. Pian piano negli anni conquista il posto da titolare in campo ed il ruolo di bandiera tra i tifosi. Ha la possibilità di vivere il suo percorso alla Roma con “Er Pupone”, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso. Perché si è vero che gioca al fianco di uno dei numeri dieci più forti della storia del calcio italiano, con cui magari può dividere le pressioni della piazza. Ma con Totti capitano, l’appellativo a lui destinato è quello di “Capitan Futuro” e di essere quindi uno scalino dietro di lui. Ritiratosi Totti però, De Rossi diventa il capitano effettivo e capo popolo della Curva Sud sul manto verde. Con la sua esperienza e qualità si afferma definitivamente come leader del club di cui è tifoso, vivendo sulla propria pelle gioia e tormento. Oggi quel bambino nato con il DNA giallorosso, dopo essere stato il nastro nascente, il talento affermato, il secondo leader dietro Totti, il capitano indiscusso, diventa l’allenatore dell’AS Roma. Il cerchio si chiude.

Il secondo motivo è che per tutti coloro che hanno vissuto il passaggio dal calcio dei primi anni del 2000 a quello attuale, De Rossi rappresenta un punto di svolta. Infatti, andando oltre l’analisi dei cambiamenti tecnici e tattici del gioco del calcio in questi anni e tralasciando le evoluzioni di pensiero calcistico, De Rossi ha rappresentato la fine di un concetto. Che si voglia o no, non è un luogo comune dire che la figura della bandiera di una squadra è finita. Anche i calciatori attuali, che giocano per la squadra di cui sono tifosi da bambini, non hanno ereditato l’attitudine ad essere il simbolo del proprio club. L’ultimo, in ordine prettamente cronologico, nel calcio italiano è stato proprio Daniele De Rossi. Con l’addio di De Rossi è stata segnata la fine della figura iconica che porta in campo gli stati d’animo di un popolo intero. Del calciatore – tifoso che vive come qualunque altra persona sugli spalti le emozioni di una partita. Nel momento in cui De Rossi ha appeso gli scarpini al chiodo si è chiusa un’era, quella dell’eroe romantico, tipica del ciclo carolingio, che vive mille peripezie solo ed esclusivamente per esaudire i desideri della sua bella. Ora però quel percorso di lotta e dimostrazioni d’amore, un po’ come quello di Orlando il Furioso per la sua Angelica, può tornare ad avere il suo continuo, da un’altra prospettiva, quella di bordo campo.

Il terzo ed ultimo motivo è che la storia di Daniele De Rossi è la storia che accomuna effettivamente i cuori di tutti quelli che hanno un obiettivo nella vita e che vivono per quello. Torniamo per un attimo alla sedia a dondolo vicino al camino, una volta raccontata la favola ora è il momento di trarre una morale da insegnare a vostro nipote. Il percorso di nascita, crescita, realizzazione, addio, ritorno e chissà cos’altro, è un pensiero che tutti, anche per un solo istante, abbiamo fatto nella vita. Un percorso che va aldilà dell’ambito calcistico, ma entra nella vita di tutti. Chi non ha mai espresso un desiderio gigante, enorme, irrealizzabile? Quante volte magari, anche per il più impossibile degli obiettivi, ci siamo chiesti: “e se effettivamente questo desiderio si realizzasse?” Ebbene questa storia è la dimostrazione che tutto è realizzabile. Anche la storia di un bambino, nelle cui vene scorre sangue rosso come tutti, ma con delle forti venature gialle; che parte da un campetto di periferia per arrivare in Champions League, a vincere un Mondiale e soprattutto diventare simbolo della sua gente. Quel bambino questo pomeriggio alle 18 farà ritorno in quello Stadio Olimpico che l’ha visto gioire e soffrire, sudare ed esultare, e che lo riabbraccerà con lo stesso affetto ed amore che una mamma avrebbe nel ricongiungersi ad un figlio che dopo anni fa ritorno a casa.

In bocca al lupo Mister, viva i romantici e viva il calcio!

Federico Lasdica

Sono Federico Lasdica, ho 25 anni, studente di giurisprudenza, amante del calcio in generale, tifoso del fùtbol totale ed appassionato di calciomercato.

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Editoriale

Serie A, l’Inter è campione di inverno

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Con il successo sul Verona per 2-1 l’Inter di Simone Inzaghi è diventata campione d’inverno.

Angelo Sorbello

Angelo Sorbello nato a Genova l’11-09-1984. Ho scritto per il Secolo XIX e il Giornale e attualmente collaboro per i siti di Spazio wrestling, Mondo TV 24 e Worldofwrestling.it

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