Parla lo Special One: “Abraham che colpo! Sono contento della rosa e del lavoro fatto, ma c’è tanto da migliorare”

Parla lo Special One: “Abraham che colpo! Sono contento della rosa e del lavoro fatto, ma c’è tanto da migliorare”

Agosto 17, 2021 Off Di Federico Lasdica

Torna a parlare José Mourinho dopo quaranta giorni dalla conferenza stampa di presentazione. Il tecnico della Roma ha risposto alle tante domande dei giornalisti su questo inizio di stagione, sul calciomercato giallorosso e sulla preparazione della squadra con le tante amichevoli di questi mesi. A due giorni dal primo impegno ufficiale di questa stagione, la gara di Conference League contro il Trabzonspor, il Vate di Setubal ha rilasciato queste dichiarazioni, che vi riportiamo di seguito.

Cosa ci dice di questo pre-campionato?

“Sono molto contento, veramente, di come abbiamo lavorato. Ho avuto gente che vuole lavorare, che vuole migliorare, che ha grande motivazione, che ha voglia di fare bene. Abbiamo imparato a lavorare di squadra. Anche per l’organizzazione dei diversi dipartimenti interni al club, intorno alla squadra. Adesso arriva il momento che piace a tutti. Io dico sempre che non mi piacciono le amichevoli, ora si gioca per i tre punti con la Fiorentina, ma ancora più difficile sarà il knockout: iniziamo in Turchia e questa è la pressione positiva che vogliamo io e i giocatori”.

 

Come ha visto la squadra in questi mesi di preparazione?

“I quindici giorni a Trigoria sono stati buoni per iniziare un primo contatto, affinché io conoscessi i giocatori e loro conoscessero me. Ma il Portogallo è stato fondamentale. Non lo dico perché è casa mia, ma per il fatto che la squadra è stata insieme 24 ore su 24 per due settimane. Da lì siamo andati via migliorati come squadra, ma anche come gruppo. E questo è fondamentale, perché alla fine questa è la famiglia. Se arriveremo alla fine del campionato, ci renderemo conto che saremo stati più tempo con questa famiglia che non con la nostra. E anche lo staff si è integrato bene: siamo arrivati in cinque, ora siamo in venti. È un processo di crescita, perché un giorno ci sarà la Roma senza Josè e quando questo giorno arriverà, vogliamo lasciare quello che facciamo sempre in ogni club, vale a dire una struttura super organizzata. Ma speriamo che la Roma senza Josè non sia presto ma tra tanti anni”.

 

Come giudica le prestazioni nelle amichevoli?

“Amichevoli per voi, non per noi. Prima con avversarie di serie inferiore, poi con squadre di Champions come Siviglia e Porto. Come difensiva siamo andati molto bene. In fase di possesso palla abbiamo capito che c’è tanto da migliorare: voglio più controllo nel gioco, più intensità nell’uscita in transizione. E anche nel posizionamento stiamo preparando la squadra per giocare in un modo diverso rispetto a quello che facevano negli anni precedenti. C’è bisogno di tempo, ma siamo migliorati tanto. Dal punto di vista emozionale, emotivo, competitivo, la squadra mi è piaciuto tanto. Porto e Siviglia sono due squadre aggressive, difficili da affrontare. E quella piccola rissa contro il Porto mi è piaciuta tanto, in termini di controllo delle emozioni, non è successo niente di particolare che possa andare dal cartellino giallo al rosso, semplicemente è stata una partita molto buona come competitività”.

 

E contro il Betis Siviglia?

“Qui è un’altra storia, che ha tanti responsabili per il modo in cui la partita è finita. Secondo me, il primo responsabile è l’arbitro e il secondo sono io, perché non posso essere io a provocare quello che è successo dopo, perché la squadra mi ha seguito nella mia reazione emozionale e abbiamo finito con 3-4 cartellini rossi. Ripeto: responsabilità mia. Però mi piacerebbe anche che l’arbitro arrivasse a casa e pensasse “ma che ho fatto io per far finire così un’amichevole buona? La squadra è arrivata lì stanca: era l’ultimo giorno, l’ultima partita, tre ore e mezza di pullman dal Portogallo a Siviglia, un caldo incredibile. E non posso dimenticare, perché è la verità, la situazione-Dzeko: è stata una situazione strana. Si capiva che sarebbe andato a un altro club, però si respiravano un po’ di dubbi: “lui va via, arriva qualcuno, non arriva…” Ho sentito i giocatori molto più preoccupati da questa situazione che concentrati sulla fine del ritiro”.

 

Giudizio sul mercato?

“Il mercato è stato diverso da come lo avevo immaginato, considerando le perdite di Spinazzola e Dzeko. Ma già con il Siviglia Shomurodov ha fatto capire che giocatore è. Lo abbiamo preso perché avevamo bisogno di un po’ di mobilità in attacco, siamo super contenti di lui”. Quindi lo sbarco di Abraham, arrivato il giorno di Ferragosto. “Grande direttore e grandissima proprietà: il boss Dan, Ryan e Tiago sono stati bravissimi. Perché la realtà è che abbiamo iniziato il pre-campionato pensando di avere Dzeko ed è stata un po’ una sorpresa per tutti noi ciò che è successo. Tammy è stato quello che voi italiani chiamate il colpo di mercato. Non era facile, in un mercato incredibilmente difficile e in una situazione economica. Su Tammy preferisco dire “aspettate e vedrete”, lo dico con tutta la fiducia. Lo conosco da bambino, non ha giocato mai per me, perché quando ero al Chelsea lui era veramente un “bambino” di 14-15-16 anni, però lo conosco molto bene come giocatore e come persona, come mentalità, so come ha preso la decisione sempre difficile, per un giocatore inglese, di lasciare la Premier. Questo mi dice tanto, perché quando lasci la Premier la lasci perché hai ambizione, perché vuoi tornare in Nazionale, perché vuoi giocare il Mondiale, perché vuoi vincere fuori dall’Inghilterra dove non tanti giocatori inglesi hanno avuto grandissime carriere. Lui viene con questa ambizione, poi aspettiamo di vedere le sue qualità come giocatore, ma con Tammy, con Eldor e con Borja, abbiamo un gruppo di attaccanti che mi fanno felice. Non abbiamo giocatori di esperienza di 30-33-35 anni come ha la Juve con Cristiano, il Milan con Giroud e Zlatan, o l’Atalanta con Muriel e Zapata. Ma come potenziale, con questi ragazzi io non potrei essere più felice”.

 

E sugli altri acquisti?

“Vina è un giocatore bravissimo, Rui Patricio ha giocato più di cento partite con il Portogallo, 4-5 anni nella Premier, ha una stabilità tremenda. Sappiamo di non avere la rosa più forte del mondo, ma nessuno può proibire di pensare che la prossima partita possiamo vincerla. Sicuramente perderemo o pareggeremo, ma giocheremo sempre per vincere. Non possiamo vincere sempre, avremo sicuramente dei giorni in cui andremo a casa tristi, ma con la consapevolezza che abbiamo lasciato tutto in campo. E sicuramente vinceremo più volte di quando avremo giorni negativi”

Messaggio finale ai tifosi:”Spero di rimanere davvero per tanti anni alla Roma!”